Electronic Arts ha annunciato un numero non precisato di licenziamenti all’interno dei Battlefield Studios, il gruppo di sviluppatori responsabile del videogioco, comprendente DICE, Ripple Effect, Criterion e Motive. “Abbiamo effettuato cambiamenti selettivi nella nostra organizzazione Battlefield – ha ammesso EA in un comunicato – per riallineare i team su ciò che conta di più per la nostra community”. Secondo quanto riportato, i tagli hanno coinvolto dipendenti di tutti e quattro gli studi. La notizia sorprende considerando che Battlefield 6 è stato definito dalla stessa EA il “lancio più importante nella storia della saga”, con 7 milioni di copie vendute nel solo weekend di debutto e oltre 20 milioni di copie stimate a livello globale.
Vendite record, ma playerbase di Battlefield in calo
Nonostante il successo commerciale, il gioco ha visto la propria community ridursi nei mesi successivi. Dopo un picco di oltre 747.000 giocatori contemporanei su Steam nel mese di lancio di ottobre 2025, secondo SteamDB il numero è sceso a poco più di 96.000 a febbraio 2026. Questa cifra non tiene conto della playerbase su PlayStation 5 e Xbox Series. Anche il sentimento della community è diminuito negli ultimi mesi, con critiche ricorrenti relative a monetizzazione, mappe ridotte, modalità a tempo limitato e aggiornamenti di design contestati. In risposta, i Battlefield Studios hanno esteso la durata della prima stagione di contenuti, rinviando il lancio della seconda, nella speranza di correggere alcuni problemi.
L’investimento futuro non ferma i licenziamenti
“Battlefield – ha ribadito EA – rimane una delle nostre massime priorità e continueremo a investire nella saga, guidati dai feedback dei giocatori e dalle analisi di Battlefield Labs”. Il tutto avviene mentre è in corso un’acquisizione privata di Electronic Arts da 55 miliardi di dollari da parte del Saudi Arabian Public Investment Fund, in partnership con Silver Lake e Affinity Partners. L’accordo, che dovrebbe chiudersi a metà 2026, prevede anche un finanziamento del debito di 20 miliardi di dollari per completare l’operazione. Il paradosso è evidente: Battlefield 6 resta tra i giochi più venduti al mondo, ma l’azienda ha comunque deciso di ridurre il personale, segnalando come le scelte organizzative non siano legate esclusivamente alle vendite.