Luca “Liuq” Andenna è l’unico italiano alle ALGS ed è l’assistant coach degli Shopify Rebellion, un team che punta agilmente ad arrivare nella top 20 finale. Nel freddo polare di Sapporo, in Giappone, lo abbiamo intervistato per farci raccontare non solo le sue impressioni sul torneo ma anche la sua prospettiva sul competitivo di Apex e su che futuro vorrebbe per il battle royale esportivo firmato EA e Respawn Entertainment. Ecco la nostra conversazione per intero.
Com’è essere l’unico italiano alle ALGS?
“É bello, da un lato è un onore, ma dall’altro lato mi farebbe piacere avere qualcun altro qui con cui parlare la stessa lingua. Spero di poter rappresentare i colori al meglio”.
Cosa fa un coach di alto profilo come te in Apex?
“Io nasco come head coach in Gaimin Gladiators, dopo la fine della Esports World Cup, Don (Abas Adam, l’head coach di Shopify Rebellion) è venuto da me e mi ha chiesto di unire le forze e l’idea di collaborare con lui mi è sembrata fantastica.
Il motivo è che io mi occupo di strategia di gioco, sono bravo ma non sono un maestro nel curare le relazioni interpersonali con giocatori e staff. Don, da questo punto di vista, penso sia il migliore al mondo: io gestisco l’aspetto tecnico, lui quello relazionale ma collaboriamo sempre su entrambi gli aspetti.
Io mi occupo di fare in modo che lo stile sia senza pecche, quello che chiamano il rompipalle che quando i pro si dicono ‘bella partita!’ io sono quello che dice ‘ok però…’. Sono molto fortunato ad avere una squadra che mi rispetta e mi ascolta. Non solo è composta da tre dei giocatori più forti al mondo, ma quando gli dico su cosa migliorare loro lo implementano subito, spesso andando più in fretta di quanto io riesca a stargli dietro”.
Come ti sei preparato per questo torneo e cosa possiamo aspettarci dalle fasi finali?
Il meta in questo momento è più variegato che mai, è il miglior torneo a cui assisteremo perché al di la dell’inizio, dove vedremo Newcastle, Valkyrie e Caustic (che insieme sono un cheat code) o Bangalore, Cripto e Alter, che sono l’unica composizione che contrasta con fatica questo set e permette di eliminare l’accoppiata Caustic-Newcastle.
Dal momento in cui Newcastle verrà bannato quello che mi aspetto è che il numero di squadre vive cali parecchio perché molti team hanno costruito la loro strategia sul restare vivi grazie a Newcastle, ma in Pro League è molto più facile rispetto al mondiale dove due partite non sei più in grado di creare spot giocabili dal nulla.
Questo vuol dire che intorno al quarto o quinto anello si verifica un patatrack in cui la gente si lancia contro il primo nemico che incontra. Mi aspetto un cambiamento di comportamento in quelle squadre che evitano di combattere o che puniscono molto gli errori avversari come facciamo noi.
In molti stanno cercando di fare come il Team Falcons, ma loro sparano meglio del 98% dei giocatori di questo mondiale quindi copiarli non servirà a niente.
Il meta è principalmente Seer, ma richiede un’esecuzione molto curata che molte squadre non hanno il tempo di studiare. Seer può battere Crypto, ma lui preme un bottone e vince il combattimento, Seer ha bisogno di molto più setup per neutralizzarlo. Noi giochiamo Seer perché abbiamo studiato a fondo. Ninjas in Pyjamas, per esempio, ci ha provato e sta facendo avanti e indietro perché fanno fatica per via della natura dei loro giocatori.
Dacci un’idea di cosa vuol dire analizzare la concorrenza e adattare la strategia di conseguenza
“Noi abbiamo tracciato ogni singola composizione che sia mai stata giocata su questa patch: se qualcuno l’ha provata, noi l’abbiamo analizzata per capire come funziona e quanto successo ha in quali momenti. Se dovessimo arrivare al decimo game non avremo difficoltà a trovare un comp che ci vada bene. Almeno fino al game 8 non avremo alcun problema, abbiamo tutto studiato, dopo dipende molto dai ban. Con 10 personaggi tolti dal pool, la gara inizia a diventare tra chi spara meglio. Non vorrei essere arrogante ma la risposta è: noi, su questo punto di vista non c’è nessuno che può contrastarci”.
Come sta l’ecosistema competitivo di Apex?
“C’è molto lavoro da fare, ma i segnali ci sono per farci credere che una crescita dell’esport di Apex sia possibile. Io reputo Apex l’esport più bello da guardare in assoluto: solo partite di alto livello di CS o League reggono il confronto. Io personalmente penso che un torneo matchpoint con le mappe che abbiamo (4) e il sistema di ban è l’esperienza definitiva per lo spettatore. Ora che è stata annunciata la nations cup io presumo che Apex (visto che EA è partner) sarà presente ed è già un evento in più a cui possiamo guardare per coinvolgere anche le istituzioni.
Quest’anno è l’occasione perfetta per mostrare al mondo che Apex è uno dei migliori esport in circolazione. Guarda Warzone, per esempio, non ha lo stesso impatto nonostante un backgounr enorme come quello di CoD, uno dei franchise sul monte Rushmore dei videogiochi.
Apex aveva come lamentela più grande la stagnazione del gioco con poche nuove leggende, ora è risolto. Dicevano che le skin non erano accattivanti, non è più così. Gli ultimi eventi (saltando New orleans che non è stato tra i migliori) hanno soddisfatto il pubblico e stiamo andando nella giusta direzione.
Mi piacerebbe vedere il fatturato di EA, visto che i fondi ci sono, e vedere più investimenti verso le organizzazioni per far crescere l’ecosistema ancora di più. Apex ha nel competitivo il suo cavallo di battaglia e da un lato si prendono cura della fascia competitiva, e dall’altro di quella casual quindi mi fanno sperare bene. Sarebbe bello vedere un maggiore sinergia con le organizzazioni”.
Se potessi cambiare qualcosa a livello organizzativo, normativo o altro, cosa faresti?
“Cambierei l’approccio con cui viene coinvolta la community che al momento è molto negativa nei confronti del gioco. Io sono il primo a puntare il dito verso i difetti, ma dobbiamo riconoscere che ogni torneo è un bello show, ogni partita è bella da guardare, da giocare e regala un’esperienza significativa. Vorrei che la community cambiasse perché sarebbe bello vederne una più positiva.
A livello di regole io rivedrei la gestione delle qualifiche ai mondiali. Da quest’anno hanno introdotto una regola per cui i punti sono legati all’individuo (per impedire alle squadre di cacciare un membro e averne uno nuovo lasciando a piedi l’originale) e ora le squadre si formano attorno ai punti. Chi forma una squadra tre mesi prima del Championship cosa viene a fare? A prendere il trofeo di partecipazione? Una squadra è costruita sulla chimica prima di tutto, prendere tre persone a caso e metterle insieme non funziona. Non so bene in che modo si potrebbero cambiare le cose, vorrei avere la risposta, ma conoscendo chi ci lavora sono sicuro che troveranno una soluzione perché il loro obiettivo è che l’ecosistema sia il migliore possibile”.