Epic Games alza ulteriormente il livello della sicurezza competitiva in Fortnite, annunciando un importante ampliamento delle misure anti-cheat destinate ai tornei ufficiali. L’obiettivo è chiaro: limitare in modo drastico l’impatto di software e hardware illegali sia nelle competizioni esports che nelle partite ad alto livello.
Cosa cambia per i giocatori
A partire dal 19 febbraio, tutti i giocatori PC che prenderanno parte ai tornei di Fortnite dovranno avere attivi Secure Boot, TPM e IOMMU, ovvero dei requisiti tecnici pensati per garantire un ambiente di gioco equo e controllato. Le nuove misure, rese pubbliche il 10 febbraio, saranno obbligatorie in tutte le competizioni ufficiali del battle royale.
In particolare, l’introduzione di IOMMU rappresenta un passo significativo nella lotta ai cheat hardware. Questa tecnologia consente infatti al sistema operativo di gestire in modo più rigido l’accesso dei dispositivi alla memoria di sistema, impedendo a strumenti esterni non autorizzati di interagire con la memoria di Fortnite durante le partite. In pratica, una barriera aggiuntiva contro le soluzioni di cheating più sofisticate.
Sempre più anti-cheat, non solo su Fortnite
La scelta di Epic Games si inserisce in una tendenza già avviata da altri grandi publisher. Activision, ad esempio, ha introdotto requisiti simili nel settembre 2025 per Call of Duty: Black Ops 7 e Warzone, rendendo obbligatori Secure Boot e TPM, per poi annunciare pochi giorni fa che avrebbe lanciato un ulteriore nuovo anti-cheat. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Activision, queste misure hanno portato a un netto miglioramento dell’esperienza competitiva: circa il 99% delle partite Ranked di Black Ops 7 risulta oggi privo di cheater.
A inizio 2026, è stata Riot Games ad annunciare che avrebbe introdotto maggiori controlli sul Bios dei PC di ogni singolo utente. Discorso simile anche su Battlefield: l’ultimo capitolo della saga ha portato con sé un dispositivo innovatito che ha permesso di bloccare dal lancio del gioco circa 2,39 milioni di tentativi di cheating, difendendo così i giocatori corretti e garantendo partite leali. Gli sviluppatori hanno rivelato che, secondo la metrica utilizzata del match infection rate, utilizzata per quantificare quante partite vengono influenzate dai cheat, circa il 98% dei match giocati dal 10 ottobre 2025, giorno del lancio, sono risultati cheat-free.
Tolleranza zero
Oltre agli aggiornamenti tecnici, Epic Games continua a perseguire una politica di tolleranza zero nei confronti dei trasgressori. Il 6 febbraio, la società ha intrapreso un’azione legale contro un giocatore che utilizzava cheat per effettuare attacchi DDoS ai server di Fortnite. Il risultato è stato un ban a vita da tutti i titoli e servizi Epic Games, un segnale forte rivolto all’intera community competitiva che non è tollerata alcuna scorciatoia.
Negli ultimi dodici mesi, Epic ha dimostrato un impegno costante nel contrasto ai cheat anche a livello professionistico. Nel febbraio 2025, l’ex pro player Morgan “RepulseGod” Bamford è stato squalificato per violazioni risalenti alle Fortnite Championship Series (FNCS) 2023. Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo Fortnite. Nell’ottobre 2025, il Champion of Champions Tour (CCT) ha emesso sette ban biennali nei confronti di giocatori coinvolti in episodi di cheating durante la CCT Europe Season 3, a dimostrazione di quanto il problema sia trasversale nell’ecosistema esports.