Sea of Remnants: la prova di un parente stretto di Sea of Thieves a cui manca qualcosa

Riccardo Lichene
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Indice
  1. Un grande mondo (non troppo originale) tutto da esplorare
  2. Un combattimento a turni blando
  3. Tutto un po’ troppo già visto
  4. Cosa salviamo di Sea of Remnants
Sea of Remnants

Abbiamo provato il playtest chiuso di Sea of Remnants e dietro alle molte similitudini con Sea of Thieves abbiamo intravisto un’architettura con del potenziale per chi cerca un grande mondo da esplorare e fare suo un po’ per volta. Purtroppo però, per andare sul sicuro in un genere così affollato come quello dei free to play con combattimento a turni, gli sviluppatori hanno scelto di copiare diversi elementi da altri prodotti di intrattenimento, andando così a confezionare un’esperienza che risulta piuttosto vuota.

Un grande mondo (non troppo originale) tutto da esplorare

Sea of Remnants è ambientato in una terra magica fatta di isole e mari in tempesta con tesori da trovare e misteri da risolvere. Il prezzo per raggiungere questa terra misteriosa sono i propri ricordi quindi ogni nuovo arrivato si ritrova sulle coste di Orbtopia senza sapere chi è, da dove viene e cosa sta cercando.

Sea of Remnants

I personaggi del gioco, poi, sono tutti “puppetfolk” ovvero dei burattini animati fatti di legno, ognuno con volto e corporatura differenti. Nessuno è sorpreso del suo aspetto o di quello degli altri quindi abbiamo dato per scontato che sia la norma in questo universo, la storia, però, ci suggerisce il contrario.

Dopo un primo giro della città portuale di Orbtopia, la Tortuga di quest’avventura piratesca, abbiamo iniziato a familiarizzare con il flusso di gioco. Da un porto centrale si parte per diverse missioni, alcune principali, come quelle della storia, altre secondarie per raccogliere risorse. Il mare è pieno di isole, ognuna con bottini e nemici diversi e chi gioca può costruirsi il suo galeone per esplorare e combattere contro le navi degli altri briganti.

Un combattimento a turni blando

Con un’ambientazione piratesca convincente, nonostante la grafica cartoonesca, ci saremmo aspettati un sistema di combattimento sciabola alla mano, invece c’è il solito sistema a turni con precedenze, attacchi e ultimate. Non sappiamo che volto avrà la versione finale, ma quella che abbiamo provato non ci ha stupito o convinto in alcun modo.

Sea of Remnants

In più, come risorsa da utilizzare all’interno dei turni c’è un lancio di dadi che può potenziare di un quantitativo variabile il risultato di un attacco. La meccanica non solo è fastidiosa, ma ci ha fatto un po’ storcere il naso perché l’ultima cosa che vorremmo vedere in uno scontro è un elemento così sproporzionatamente casuale.

Tutto un po’ troppo già visto

Avendo come premesse dei burattini pirata e un oceano misterioso ci saremmo aspettati un po’ più di creatività nel comparto artistico. Invece, il look dei personaggi e di molte decorazioni è un misto tra la versione Fortnite di pirati dei Caraibi e le decorazioni da street art al neon di Arcane. Le due estetiche cozzano e non poco in un risultato finale che più che deliziare gli occhi di chi gioca disturba con la sua mancanza di coerenza.

Oltre alle animazioni tracciate frame per frame da alcuni momenti iconici di Pirati dei Caraibi (tra cui l’emersione della nave di Davey Jones) a darci particolarmente fastidio è stata la personalità di R.S., la protagonista degli artwork promozionali che altro non è che una versione mal-copiata di Jinx, la campionessa di LoL e la protagonista di Arcane.

Sea of Remnants

R.S si comporta come la versione instupidita di Jinx con tanto di doppiaggio che cerca di imitare la performance di Ella Purnell. Il personaggio dovrebbe accompagnare chi gioca per tante ore essendo anche una delle principali componenti narrative, cosa che ha reso ogni momento in sua compagnia (combattimenti compresi) particolarmente fastidioso.

Cosa salviamo di Sea of Remnants

Il mistero iniziale del gioco ha potenziale, la struttura sul modello di Sea of Thieves funziona, il sistema di loot semplificato scala bene e l’idea dei costrutti che vivono avventure da bucanieri ha il suo fascino. Purtroppo, davanti a un sistema di combattimento già visto, a uno stile artistico che fa a pugni con sé stesso e a una co-protagonista quasi insopportabilmente poco originale, risulta davvero difficile anche solo consigliare di tenere d’occhio il gioco per le sue prossime mosse.

Così tanto dovrebbe venire stravolto (e ancora non sappiamo nulla sulla sua monetizzazione) per farci cambiare idea che una virata di questo tipo sembra improbabile da parte degli sviluppatori di Joker Studio e dell’editore NetEase. Questa prova non ci ha convinto: in fase di recensione cercheremo di capire se la versione completa ha qualcosa di più originale e armonioso nelle sue componenti da offrire.

Riccardo Lichene

Giornalista esportivo e critico videoludico, Riccardo Lichene è cresciuto a pane e Ovewatch e ha iniziato la sua carriera nel giornalismo esportivo parlando della Overwatch League per poi aprirsi al resto dei titoli Blizzard, al mondo di Counter-Strike e alla FGC. Ora è caporedattore di Esportsinsider Italia.
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