Spellcasters Chronicles sta per arrivare in early access, ma per prepararsi a questo grande momento, Quantic Dream ha organizzato una seconda beta chiusa per far provare il gioco ai fan e raccogliere ancora più feedback. Il MOBA semplificato in terza persona ha continuato a stupirci con la sua originalità, ma alcune problematiche di fondo restano evidenti.
Semplicità, azione e mai un momento morto
Spellcasters Chronicles ha le fondamenta di un MOBA (corsie, minion, progressione interna alla partita e torri da abbattere) senza le complessità del sistema degli oggetti che viene sostituito da una set di abilità (chiamato deck) completamente personalizzabile. Nel “mazzo” di ogni eroe possono esserci magie aggiuntive (oltre a quelle del kit base), creature da evocare ed edifici da costruire nelle più diverse combinazioni.
Spellcasters Chronicles, infatti, non ha un sistema di minion generati automaticamente dalla base, sono gli eroi che, nei loro territori conquistati avanzando, evocano diversi tipi di creature grandi e piccole così da fare pressione sulla loro corsia. Salendo di livello ogni personaggio può scegliere se infliggere più danni, avere più salute, ridurre ill tempo di ricarica delle abilità (minion compresi) o amplificare l’auto-guargione di ciascun eroe.
Una partita, quindi, si gioca cercando di conquistare una corsia fino in fondo, abbattendo le torri lungo la via e cercando di distruggere il grande torrione che si trova alla fine. La formula funziona perché non c’è mai un momento morto in partita: se non si sta combattendo usando le proprie abilità, contro minion ed eroi avversari, si sta evocando il proprio esercito o potenziando il proprio personaggio. Il bello è che tutto avviene con semplici comandi, senza menù e senza strati di complicazione che allontanano chi gioca dal divertimento.
A ogni MOBA serve un’identità forte
Spellcasters Chronicles non ha un’identità fortissima al momento. I suoi personaggi sono stregoni con caratteristiche e abilità passive interessanti, tutti modellati sui diversi archetipi della cultura sciamanica che si incontrano in giro per il mondo. Al momento, però, nessuno di loro riesce a emergere con una personalità forte, nonostante un buon doppiaggio e delle animazioni uniche fatte bene.
Siamo sicuri che in fase di early access il roster non solo si allargherà (al momento sono disponibili solo 6 personaggi) ma riuscirà anche a forgiare un’identità più autonoma, quel tanto che basta a far affezionare chi gioca anche ai personaggi se il gameplay li ha convinti. Parte della seconda beta chiusa era anche una nuova mappa che ci è piaciuta perché inserisce un importante elemento di variabilità alle partite.
Spellcasters Chronicles ha molta profondità mentre si gioca grazie alla miriade di opzioni strategiche (tra cui l’evocazione di un gigantesco titano per ribaltare le sorti della partita) a disposizione dei personaggi. Il bello è che non ci sono abilità bloccate: i deck sono proprio come gli oggetti, tutti gli eroi hanno a disposizione tutti gli incantesimi e questo crea varietà e imprevedibilità.
La seconda beta ci ha dato anche la misura di quello che potrebbe essere il supporto post-lancio con nuove creature e magie che arrivano a ritmo regolare per rimescolare le carte e le build disponibili. Chiunque sia scoraggiato dalla complessità dei MOBA come LoL o Deadlock dovrebbe dare una possibilità a Spellcasters Chronicles, soprattutto perché non c’è mai stato un titolo così accessibile in questo genere.
I super fan dei MOBA, invece, possono trovare nell’opera di Quantic Dream un’esperienza dal flusso molto più regolabile (siete voi a decidere quanti e quali minion nascono) e con un’impronta più verticale che mette l’azione davanti a tutto e perdona qualche errore in più. Ora non ci resta che aspettare l’early acess e seguire il percorso di questo gioco per capire se ha il potenziale per diventare un fenomeno di massa (come sta facendo Deadlock) e persino un esport bello da vedere.