Aphelion: abbiamo provato la nuova avventura di Don’t Nod in collaborazione con l’ESA

Riccardo Lichene
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Indice
  1. Un po’ Uncharted, un po’ Alien
  2. Un gioco per chi ama le esperienze curate
  3. Una nemesi credibile
Aphelion Don't Nod

Don’t Nod ci ha invitato a provare il suo novo titolo e affidiamo alle parole di Dimitri Weideli, executive producer, il compito di introdurlo: “Aphelion è un nuovo action adventure ai confini del Sistema Solare in cui due astronauti devono ritrovarsi dopo essersi schiantati su Persefone, un misterioso pianeta ghiacciato. I suoi pilastri principali sono l’esplorazione, l’arrampicata e lo stealth”.

Un po’ Uncharted, un po’ Alien

La missione su cui Ariane Montclaire e il suo compagno Thomas si sono imbarcati è la Hope-01 dell’ESA, la prima impresa con astronauti umani a bordo per il pianeta Persefone nella speranza di trovare un luogo per la colonizzazione umana visto che la Terra è devastata dal cambiamento climatico.

Aphelion Don't Nod

Qualcosa va storto durante la sequenza di rientro e la loro nave si schianta rovinosamente, separando i due protagonisti. Il gioco comincia nei panni di Ariane (che condivide il suo nome con il vettore principale dell’ESA, Ariane 5) quando lei si risveglia nel sedile della cabina di pilotaggio di una nave in fiamme e sull’orlo del collasso.

Lì inizia la prima sequenza di arrampicata ed esplorazione molto in stile Uncharted. Buona parte del gameplay di Aphelion è basata sull’arrampicata con sezioni più o meno complesse e una meccanica per cui, quando ci si lancia da un appiglio all’altro, la presa non è automatica e va azzeccato un quick time event molto clemente nelle sue tempistiche.

Aphelion Don't Nod

Per trovare la via si usa il computer della tuta di Ariane e l’esperienza è pulitissima a livello di interfaccia per immergere chi gioca negli ambienti ghiacciati e desolati di Persephone. A partire dal capitolo 4, poi, arriva il gameplay stealth con una singola creatura “nemesi” che chi gioca non può uccidere. Questo alieno darà la caccia ad Ariane che amplierà il suo arsenale di gadget per evitarlo all’avanzare del gioco.

Un gioco per chi ama le esperienze curate

Il nostro tempo in compagnia di di Aphelion è stato piacevole nonostante qualche momento “vernice gialla” di troppo. L’esperienza è evidentemente molto curata, lineare e cinematografica, anche troppo a volte con momenti a camera fissa che più che stupire frustrano per la privazione dei controlli.

Aphelion Don't Nod

Don’t Nod, però, sa come raccontare una storia usando gli strumenti narrativi di un videogioco e tra questi c’è anche la scalata: “Non siamo lo stesso team di Jusant” ha detto Weideli “ma abbiamo delle contaminazioni, ci hanno aiutato a realizzare qualcosa di più leggero di Jusant, ma comunque con tempismo semi-rigido, sfide di gameplay e ambienti reattivi”.

I livelli, infatti, sono molto verticali e gli strumenti a disposizione di chi gioca, come il rampino, servono proprio a sfruttare gli ambienti al massimo. Con 11 livelli della durata di circa un’ora l’uno, sequenze cinematiche ben fatte (e frequenti) e un comparto tecnico reattivo e fluido, Aphelion ci ha convinto, ma ci sembra imperativo fare alcune considerazioni.

Aphelion Don't Nod

Aphelion sembra fatto per chi sente la mancanza di giochi come Uncharted in cui la sfida c’è, ma è minima e al servizio di una storia accattivante. Non c’è moltissima innovazione per quanto riguarda il game design ma è bello, ogni tanto, rilassarsi su dinamiche e meccaniche familiari per godersi un prodotto curato. Sia esplorando sia in stealth, nulla ci ha sorpreso ma tutto ci ha intrattenuto, una buona premessa in vista della versione definitiva in uscita quest’anno.

Una nemesi credibile

L’unico nemico del gioco è una creatura tecno-biologica che non vede, ma reagisce alle vibrazioni e insegue Arianein momenti specifici durante tutto il gioco. “Vogliamo che la nemesi sia insieme una sfida concreta per i giocatori, e un ostacolo fattibile con approcci diversi per superarlo” ha detto il creative director di Aphelion Florent Guillaume.

Chi gioca si accorgerà della presenza di questa creatura perché interferisce con i campi elettromagnetici ed emette un lontano suono gutturale simile a quello del verme delle sabbie di Dune. Quella di Aphelion, però, è una storia rigorosamente sci-fi, quindi una proiezione non troppo lontana della nostra società odierna.

Aphelion Don't Nod

“La partnership con l’ESA non ha avuto come obiettivo la creazione di un progetto scientificamente accurato, ma è stata fondamentale per tutte le nostre curiosità spaziali e ingegneristiche” continua Guillaume. “Persefone è un ‘what if’: c’è una ricerca in corso per il nono pianeta nel nostro sistema solare e l’Agenzia Spaziale Europea ci ha aiutato a renderlo credibile, a fare personaggi e tecnologia realistici perché siamo 40 anni nel futuro”.

Le ispirazioni principali del gioco sono state Interstellar, Arrival e Alien quindi già con questi blocchi è intuibile il filo narrativo scelto dagli autori per la creatura che è sì organica, ma anche composta “da ghiaccio nelle sue diverse forme”. A tutto questo, infine, si aggiunge il gameplay di Thomas, il collega astronauta di Ariane, che non abbiamo visto e di cui ci hanno parlato pochissimo. Sappiamo solo che sarà “più narrativo, più tradizionale in stile Don’t Nod e investigativo perché il personaggio è ferito, deve sopravvivere e può esplorare in modo limitato”.

Riccardo Lichene

Giornalista esportivo e critico videoludico, Riccardo Lichene è cresciuto a pane e Ovewatch e ha iniziato la sua carriera nel giornalismo esportivo parlando della Overwatch League per poi aprirsi al resto dei titoli Blizzard, al mondo di Counter-Strike e alla FGC. Ora è caporedattore di Esportsinsider Italia.
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