Nella sessione di inizio dicembre del parlamento tedesco del Bundestag è finalmente arrivata un’approvazione attesa da sette anni per la Germania degli esports. Era infatti il 2018 quando per la prima volta si è parlato di equiparare gli enti operanti nell’esports come associazioni no-profit, esattamente come avviene per la maggior parte delle società sportive. Adesso serve solo l’ok finale del Bundesrat il 19 dicembre. Ma cosa cambia?
Perché lo status di no-profit
Dopo anni di stallo politico e promesse mancate, la Germania compie un passo decisivo verso il riconoscimento ufficiale degli esports. Nell’ambito della discussione sulla riforma fiscale 2025, il Bundestag ha approvato un emendamento che apre la strada allo status di attività non profit per gli esports, equiparandoli di fatto ad altre discipline sportive e associative. Si tratta di una decisione di grande rilevanza per l’industria del gaming competitivo tedesco, che dal 2026 potrà contare su un quadro normativo più chiaro, maggiori agevolazioni fiscali e nuove opportunità di sviluppo, soprattutto a livello giovanile e amatoriale.
Con l’approvazione dell’emendamento, gli esports potranno essere riconosciuti come attività di pubblica utilità. Questo significa che i volontari impegnati nei club e negli eventi esports avranno accesso agli stessi benefici fiscali previsti per il volontariato tradizionale, mentre associazioni e organizzatori potranno usufruire di agevolazioni simili a quelle garantite alle società sportive. Il provvedimento non è ancora definitivo: per entrare pienamente in vigore dovrà essere approvato anche dal Bundesrat il prossimo 19 dicembre. Tuttavia, il voto favorevole è dato quasi per certo, grazie al forte sostegno espresso da diversi Länder tedeschi, che vedono negli esports un’opportunità culturale ed economica.
Le reazioni del settore
Chris Flato, presidente della Federazione Tedesca degli Esports (ESBD), ha definito la riforma un momento storico per il movimento: “il riconoscimento legale consentirà ai club esports di operare con maggiore stabilità, rafforzare il lavoro giovanile e costruire strutture sostenibili nel lungo periodo”. Secondo Flato, questa legge dimostra che gli esports sono ormai parte integrante del panorama sportivo e sociale contemporaneo.
Sulla stessa linea Felix Falk, direttore generale dell’associazione Game, che ha sottolineato come il nuovo status rafforzi il volontariato e permetta anche ai club sportivi tradizionali di sviluppare programmi esports senza timore di perdere i benefici fiscali. Un risultato atteso da anni, considerando che il riconoscimento degli esports come non profit era già stato menzionato nell’accordo di coalizione del 2018, ma mai concretizzato a causa di tensioni politiche interne.