Crimson Capes: la recensione di un soulslike in 2D ben riuscito

Riccardo Lichene
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Indice
  1. Premesse promettenti
  2. Un combattimento fatto bene
  3. Il verdetto su Crimson Capes
Crimson Capes recensione

Se i soulslike vi appassionano perché hanno un combattimento ragionato, misteri da scoprire, boss creativi e un bilanciato ibrido tra armi e magie, allora dovete dare una possibilità a Crimson Capes perché i suoi autori sono riusciti a tradurre la formula in un 2D piacevolmente retrò. Nemici della pixel art lasciate queste pagine: questo gioco non solo abbraccia questo stile grafico ma lo usa in modo creativo per farci vedere qualcosa di nuovo, e noi lo abbiamo apprezzato.

Premesse promettenti

In un regno in cui un sovrano benevolo è stretto nella morsa di una rivolta di negromanti, le Cappe Porpora (Crimson Capes) sono l’unica cosa che si frappone fra l’ordine e il caos. Questo ordine di combattenti potenziati dal potere della magia è la guardia d’élite del re e chi gioca veste i panni di tutti i suoi membri, sbloccandoli nella forma di personaggi giocabili uno alla volta.

Crimson Capes recensione

Ognuno ha uno stile di combattimento unico e dei poteri magici speciali, cosa che differenzia il combattimento aggiungendo un set di variabili parallelo a quello della progressione. Quattro potenti negromanti assediano il regno ed è compito delle Cappe stanarli ed eliminarli. Per trovarli gli eroi hanno a disposizione una mappa e delle voci di taverna, per questo l’esplorazione è una componente importante del gioco.

C’è, ovviamente, una piacevole sorpresa sul fronte narrativo e su quello della progressione ed essendo il gioco non troppo lungo preferiamo restare vaghi sulla direzione che gli autori di Poor Locke hanno dato al titolo.

Un combattimento fatto bene

Quello di Crimson Capes è un combattimento dal ritmo molto simile a quello di Sekiro perché non c’è una barra della stamina. Visto che non è possibile saltare oltre nemici e boss come si potrebbe fare in un metroidvania, la dinamicità degli scontri ruota tutta attorno a parate e schivate. Le arene tendono a essere più grandi di quelle di un boss di Hollow Knight, ma gli attacchi dei nemici più grossi sono spesso una sentenza di morte se vi prendono in un angolino.

Crimson Capes recensione

Per scatenare la vostra magia dovrete infliggere danni con la spada e il gioco premia la maestria acquisita con il tempo e la pratica. C’è un sistema di punti esperienza per sbloccare nuove tecniche di combattimento da utilizzare con una combinazione di bottoni e direzioni del joystick. Ci siamo molto divertiti non solo con i boss ma anche durante l’esplorazione perché la varietà di nemici è sostanziosa e lo spazio tra checkpoint non è mai troppo frustrante.

C’è un sistema di oggetti per curarsi e da lanciare per fare danni che è ottimo per prendere la mano con quei nemici dotati di scudo che richiedono input più attenti. Si muore relativamente spesso in Crimson Capes e non si ha quasi mai la sensazione che “sia colpa del gioco”. Gli errori fatti da chi ha il controller in mano sono evidenti e insegnano sempre qualcosa di nuovo.

Il verdetto su Crimson Capes

Se amate i Souls, vi piace la pixel art e siete alla ricerca di un’esperienza nuova, ma che conosce le sue radici, allora Crimson Capes vi farà davvero divertire. Se amate i metroidvania, questo gioco potrebbe essere un piacevole cambio di passo che trasforma la frenesia della schivata in un ragionato gioco di combinazioni. Se siete alla ricerca di un’esperienza “sword & sorcery” vecchio stile, in Crimson Capes troverete una nuova casa.

Crimson Capes recensione

Evitate il gioco di Poor Locke se la reiterazione e la lenta crescita in maestria e coordinazione non fanno per voi e se proprio non riuscite a tollerare la pixel art. Anche se, dobbiamo dirlo, in Crimson Capes è fatta così bene e in modo così devoto al materiale ispiratore, che se il combattimento e la struttura vi hanno convito, forse è la volta buona che riuscite a innamorarvene.

Riccardo Lichene

Giornalista esportivo e critico videoludico, Riccardo Lichene è cresciuto a pane e Ovewatch e ha iniziato la sua carriera nel giornalismo esportivo parlando della Overwatch League per poi aprirsi al resto dei titoli Blizzard, al mondo di Counter-Strike e alla FGC. Ora è caporedattore di Esportsinsider Italia.
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