Quickshot: “HopEUm è un melting pot delle community europee”

Francesco "Deugemo" Lombardo
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Indice
  1. Dal casting desk al podcast: cosa cambia?
  2. L’eredità di Euphoria
  3. Il punto di forza
  4. Il caso Los Ratones
  5. The gap is closing?
  6. Un messaggio per l’Italia
hopeum quickshot
Image credit: Foto di Riot Games

HopEUm è un nuovo podcast lanciato in questa stagione competitiva 2026 di League of Legends, in collaborazione con i G2 Esports, uno dei team partecipanti nel LEC. La principale competizione continentale del moba di Riot Games quest’anno ha vissuto momenti alterni durante la stagione regolare, tra picchi di spettatori al ribasso (circa 20%) e momenti di favole competitive con la storia dei Los Ratones (che hanno annunciato la chiusura del progetto).

Tutti argomenti che, settimanalmente, vengono discussi proprio durante il nuovo progetto di HopEUm tra il suo host, Trevor “Quickshot” Henry, e i suoi numerosi ospiti, tra cui figura anche il content creator italiano Luca “Brizz” Brizzante. Ma cos’è esattamente HopEUm e perché sta svolgendo un ruolo importante nella community? Lo abbiamo chiesto proprio a Henry.

Dal casting desk al podcast: cosa cambia?

Per chi si è affacciato solo negli ultimissimi anni alla scena di League of Legends, il nome di Trevor Henry potrebbe non dire molto. In realtà rappresenta una colonna della scena europea di Lol, una delle figure più iconiche nella storia del moba con la sua esperienza praticamente decennale come caster, sia del vecchio EU LCS che del nuovo LEC, così come dei vari eventi internazionali. Lasciato il casting e Riot Games, Henry si è dedicato anche ad altre attività sempre in ambito esports, “tornando” adesso a occuparsi attivamente di LEC con il nuovo podcast targato G2 Esports.  Il podcast va in onda ogni martedì sui canali sia dei G2 Esports (Twitch e Youtube) che sui canali dei co-streamer via via ospiti nelle varie puntate, così da coinvolgere la community su più linguaggi a 360°. 

Perché, come vedremo, i co-streamer appartengono a diversi paesi, caratterizzando in toto quella che è la natura multinazionale, multiculturale e multilingue dell’Europa. Ma quanto cambia, dopo anni da caster ufficiale, nel diventare un podcaster per raccontare quella stessa competizione? “In realtà non è così diverso da quello che ho fatto dopo aver lasciato Riot”, ha spiegato nell’intervista che abbiamo realizzato. “Dopo l’uscita da Riot Games nel 2024, ho lavorato a numerosi contenuti YouTube, podcast e collaborazioni con eventi come gli Esports Awards. La cosa bella è che adesso posso esplorare aspetti diversi della creazione di contenuti”.

Un momento di HopEUm

L’eredità di Euphoria

Il vero cambiamento non è però tanto l’assenza di immagini, quanto il livello di controllo creativo. “Con questo progetto ho molta responsabilità anche dietro le quinte. Posso costruire io lo show, decidere come farlo crescere. E abbiamo piani molto ambiziosi per la fine dell’anno”. HopEUm, che nel titolo ricalca il meme dell’hopium (speranza) con la parola EU (Europa), è pensato sì per lo streaming live ma anche e soprattutto per essere e soprattutto rimanere fruibile anche nel corso della settimana, permettendo a chiunque di recuperarlo e seguirlo in differita nel momento più consono per ognungo. “È qualcosa di diverso rispetto a una trasmissione tradizionale. Ed è divertente proprio per questo”.

Per anni il podcast ufficiale di LEC è stato Euphoria. È inevitabile chiedersi se HopEUm ne raccolga l’eredità. Quickshot su questo è netto: “Onestamente no. Non credo abbia raccolto il testimone. Sono prodotti completamente diversi. Messi uno accanto all’altro, entrambi sono show video più che podcast audio. Ma le similitudini finiscono lì. Euphoria era focalizzato su un singolo ospite o team a settimana, con accesso diretto a roster, coach e talent. HopEUm invece ha un’architettura differente: noi siamo focalizzati principalmente sui co-streamer e sulle lingue e community regionali”. In studio, ovviamente virtuale che appare come un mosaico di eterogeneità della scena europea, siedono personalità provenienti da diverse community europee: dal tedesco Sola allo spagnolo SendOo, passando per Skyyart e altri volti noti. “La combinazione è ciò che rende lo show unico. Energie diverse, culture diverse. A volte qualcuno esagera, ma per il programma funziona”.

Quickshot da caster di LEC – Foto di Riot Games

Il punto di forza

Il vero punto di forza è proprio l’interazione simultanea con community differenti. “Abbiamo ad esempio discusso su chi fosse il più grande giocatore tedesco di sempre. Ho chiesto a Skyyart di sentire la community francese, a Sola di leggere la chat tedesca. È un dialogo in tempo reale tra lingue diverse. Questo approccio differenzia HopEUm da molti altri podcast dedicati a League of Legends, spesso centrati su una singola conversazione o su un’unica audience. Qui invece abbiamo la possibilità di interfacciarsi in tempo reale con più community, inclusa anche quella italiana con Brizz, il nostro Luca”.

Nonostante sia un prodotto targato G2 Esports, quindi, la presenza dell’organizzazione è solo marginale, pari a quella di qualsiasi altro team della competizione. Ma perché realizzare allora un podcast? Secondo Quickshot, la nascita dello show è legata alla strategia 2026 dei G2 Esports che ha come obiettivo l’espansione dei co-stream multilingua e una maggiore attenzione al mercato europeo nella sua interezza. “Sapevano che avrebbero avuto un vero e proprio “esercito” di co-streamer: SendOo, Sola, Skyyart, Caltys, Jankos, Brizz. La domanda era: come sfruttiamo questa risorsa?”.

La risposta è arrivata attraverso un pitch interno. “Ho preparato una presentazione e ho proposto di creare uno show che unisse le lingue e valorizzasse la natura unica di LEC: è la terza regione al mondo per forza competitiva, con sei, sette, otto lingue attive. Ma spesso è un ecosistema sottovalutato”. Nonostante il sostegno, anche economico, dei G2, Quickshot sottolinea l’indipendenza editoriale del prodotto: “Nessuno fa propaganda. Sono il più grande critico di G2 nel mio stesso show. Nel group stage hanno fatto schifo, l’ho già detto e lo ribadisco: è la pura verità”.

Il caso Los Ratones

Il Winter Split ha visto la partecipazione dei Los Ratones, un “team di streamer” che piano piano si è trasformato in un vero team competitivo, capace di giocarsela contro ogni team della competizione e di arrivare a sfiorare l’accesso ai playoff. La loro corsa nel torneo ha acceso i cuori di molti appassionati, ma è anche stato un esperimento incredibile (oggi terminato) che ha saputo unire personalità di spicco della community ed è stato capace di generare numeri enormi in streaming. È stata la scelta giusta? In questo Quickshot vede luci e ombre. “Potrei trovare argomenti sia a favore sia contro la loro presenza. Ma è innegabile che il loro impatto è stato enorme”. 

Secondo Henry infatti “l’ingresso del team ha portato nuova linfa al circuito, rompendo una struttura rimasta stabile dal 2019” – anno di introduzione del franchising – “Più che il singolo caso, mi affascina l’idea di una connessione strutturale tra circuito principale e ERL. Immaginate se i campioni dell’EMEA Masters avessero potuto competere ogni anno nel Winter Split LEC negli ultimi cinque anni. Le rivalità regionali, come quella per il momento principale tra Spagna e Francia, sarebbero esplose portando a un sempre maggior interesse”.

La domanda allora è d’obbligo: l’abolizione di promozioni e retrocessioni e l’introduzione del franchise hanno tolto parte del romanticismo europeo alla competizione? Quickshot risponde sì, ma con riserva. “Nel biennio 2016-2018, quando si è deciso il franchising, molte organizzazioni non esistevano ancora. Il sistema ha dato stabilità e sicurezza per costruire i nuovi brand che vediamo oggi. Senza franchising, realtà come Karmine Corp avrebbero avuto la stessa crescita? Il paragone con il calcio europeo che molto spesso si fa è inevitabile, lo capisco, ma il contesto economico in si muove l’esports di League of Legends è diverso. La vera domanda è: cosa vogliono community e sponsor? Se il broadcast ufficiale perde centralità rispetto ai co-streamer, allora il dibattito non è solo franchising sì o no. È un tema di sostenibilità dell’intero ecosistema”.

The gap is closing?

Passando alla parte puramente competitiva, è necessario parlare dei rapporti di forza intercontinentali. Allo scorso mondiale l’Europa è finalmente tornata tra le migliori otto del mondo grazie ai G2 Esports, ma sembra comunque ancora molto lontana dalle principali regioni come Cina e Corea. “Servono più partite, più competizione, più profondità”, è la risposta secca di Quickshot. “Il problema principale che vedo io è  che le prime tre-quattro squadre europee sono spesso due livelli sopra le altre. Se hai una regione da tre team, non puoi competere con LPL e LCK che ne hanno almeno il doppio”.

Il formato incide: mentre le leghe asiatiche accumulano centinaia di partite già a febbraio, LEC resta molto più limitato. Ma non è solo una questione di volume. “Non è mai stato un problema di meccanica o skill individuale. È macro, decision making, capacità di adattamento. A questo si aggiunge la differenza culturale: la Corea del Sud ha una lunga tradizione negli esport competitivi, tra tutti Starcraft, da cui provengono coach e metodologie. Molti allenatori europei sono cresciuti insieme a League of Legends. Non avevano un background precedente su cui appoggiarsi”.

Sul prosieguo dello split, Quickshot non si nasconde: “Karmine Corp, Movistar KOI e G2 Esports sono i favoriti. A prescindere da come siano andate le Bo1 in regular season, che contano fino a un certo punto nello stabilire i rapporti di forza, nelle serie prolungate mi aspetto miglioramenti e adattamenti significativi rispetto a quanto visto finora”. E le prime partite dei playoff, iniziati lunedì 16 febbraio, sembrano proprio dargli ragione. “I Karmine Corp, in particolare, mi sembrano i più solidi”. Ma il cuore di Quickshot batte per un’altra organizzazione: “Mi piacerebbe vedere i Natus Vincere fare un lungo percorso, perché hanno lavorato bene in offseason e hanno costruito un team che può dire davvero la loro. Tra di loro c’è poi anche un giocatore ucraino, Volodymyr ‘Maynter’ Sorokin, il toplaner: per lui indossare quella maglia è come per un tedesco giocare nel Bayern o per un italiano nell’Inter”. E la prima vittoria, netta, ai playoff contro i Fnatic promette bene.

Un messaggio per l’Italia

Prima di chiudere, Quickshot ci tiene a rivolgersi direttamente alla community italiana con cui sta iniziando a interfacciarsi grazie alla presenza di Brizz. Ma non è un rapporto recente, il suo, con l’Italia: “Ricordo benissimo con entusiasmo il lancio della lingua italiana del gioco con un evento dedicato a Roma, i cosplayer di Draven, i tornei locali. E venire a sapere che quest’anno non ci sarebbe stato per la prima volta un broadcast ufficiale in italiano, mi ha fatto dispiacere molto”. 

Al tempo stesso però riconosce il ruolo crescente dei creator locali nello spostare l’attenzione della community. “Per HopEUm, l’Italia ha mostrato tantissimo supporto. E soprattutto merita tanto supporto, non deve essere lasciata a sé stessa. Voglio che questo messaggio arrivi alla community italiana, che ringrazio enormemente per l’affetto dimostratoci”. Poi la provocazione finale: “Ho anche una curiosità: dove troveremo il prossimo Italian Stallion? Il prossimo Jiizuke? Ditemelo voi. Scrivetelo nei commenti, così ne parliamo in puntata”. La palla passa ora ai talenti emergenti. E, forse, alla capacità del sistema europeo, e in piccolo di quello italiano, di rinnovarsi senza perdere identità.

Francesco "Deugemo" Lombardo

Esports Reporter
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Dal 2014 racconto il mondo degli esports attraverso personaggi, eventi e tornei con una visuale a 360 gradi. Editor, reporter, speaker a eventi e conferenze, giurato agli Italian Esports Awards, content creator su Twitch e Youtube.
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