La Divina Commedia non è estranea ad adattamenti videoludici, ma The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline tenta qualcosa di diverso: non più una traduzione dell’epopea di Dante, ma una quasi contemporaneizzazione (l’ambientazione è anni ’90) della sua eredità condita con un po’ di quel misto tra misticismo ed esoterismo che, se usato nel modo giusto, dà quel tocco in più di cui ha bisogno un progetto di questo tipo.
Le premesse di The Alighieri Circle
La famiglia degli Alighieri ha una missione: rinnovare ogni 33 anni il sigillo che tiene separato il mondo dei mortali e quello degli inferi. Dante, l’antenato del protagonista Gabriele Alighieri, ha scritto la Commedia per fare da guida a tutti i suoi discendenti che, uno per generazione, devono affrontare il Rituale: una prova tra i ricordi sepolti nella villa di famiglia e l’inferno, rappresentato da una versione introspettiva e distorta del passato di Gabriele.
Il gioco è in prima persona, non ha combattimento ed è composto da enigmi, esplorazione e una forte componente narrativa. Lo studio di sviluppo, l’italiano One O One Games, ha avuto coraggio nel cercare di reinterpretare un pezzo così importante della storia d’Italia e le premesse non ci sembrano né irrispettose né banalizzanti, anche se abbiamo provato solo i pochi contenuti offerti dalla demo appena uscita.
La prima della demo appena uscita
The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un thriller psicologico in cui l’atmosfera è tutto. L’avventura inizia nella villa degli Alighieri, una dimora familiare realizzata con cura dal team di sviluppo e con una miriade di dettagli che nascondo indizi, collezionabili e frammenti del passato della famiglia. Dopo un’introduzione che spiega bene le premesse (e non la tira troppo per le lunghe) abbiamo iniziato a esplorare l’Abisso.
Questa ambientazione, in cui i colori principali sono il grigio pietra e il rosso sangue, ci è piaciuta e restituisce bene l’idea di un ambiente plasmato dai ricordi e dalle sofferenze di chi lo abita. Non abbiamo affrontato enigmi in questa seconda parte e la demo si interrompe proprio prima di una rivelazione importante, ma ci consideriamo intrigati dalle premesse di questo gioco tutto italiano.
Se la qualità degli ambienti è l’elemento che più ci ha lasciato soddisfatti, dobbiamo dire di esserci rimasti un po’ male quando abbiamo sentito un doppiatore inglese che non era in grado di pronunciare correttamente il suo nome in italiano. Sappiamo che il pubblico di queste esperienze deve essere internazionale per renderle sostenibili, ma avremmo preferito un pizzico di cura in più su questo fronte.
La narrazione procede a passo sostenuto e i misteri si accumulano rapidamente: le premesse per un’esperienza che non annoia, intriga e diverte ci sono e siamo ansiosi di provare il resto dell’avventura per vedere cosa si sono inventati gli autori di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline.