Con un secco 3-0 in finale gli Hmble si sono laureati neo-campioni di LIT, il campionato italiano di League of Legends. Grazie alla vittoria sui Colossal Gaming, gli Hmble diventano l’11esima squadra a vincere il torneo, ereditando il trofeo dai precedenti vincitori Zena Esports, con il support Vittorio “Click” Massolo arrivato al suo ottavo trofeo. Per gli Hmble, alla loro prima partecipazione in LIT, è stato uno split da dominatori con l’unico game perso nell’intera competizione arrivato alla prima partita giocata in regular season, proprio contro i Colossal. Da quel momento non hanno sbagliato più nulla.
La strategia degli Hmble
Gli Hmble sono conosciuti in tutto il mondo esports per la loro ormai presenza costante e vincente nella scena competitiva di Brawl Stars. Campioni del mondo nel 2024, campioni della Brawl Cup (una sorta di Mid-Season Invitational) nel 2025, nuovamente finalisti mondiali pochi mesi fa, sconfitti dai Crazy Racoon. L’ingresso su League of Legends però era sempre mancato, rimanendo una delle poche organizzazioni italiane di successo a non aver mai mosso un passo nel moba di Riot Games. Lo avevano fatto timidamente un anno fa, supportando da dietro le quinte il team degli aNc Legends, senza però esporsi direttamente. Quest’anno invece è arrivato il lancio definitivo con un percorso netto: 6-1 in regular season, seguito da nove vittorie e zero game persi ai playoff.
Per capire meglio come mai abbiano deciso solo adesso di entrare su League of Legends, abbiamo intervistato Emanuele Daneo, esports manager dell’organizzazione. Daneo ci spiega che la forte identità legata al mobile gaming, come appunto Brawl Stars, non è un caso: “Siamo nati sui mobile games perché i founder avevano già un legame con quel mondo e credevano nel suo futuro”, spiega Daneo. “È un ambiente più accessibile, molto vicino alle nuove generazioni”. L’obiettivo iniziale era costruire qualcosa che andasse oltre la semplice competizione: “Un ambiente inclusivo e formativo per i più giovani. Un progetto che nel tempo ha portato risultati importanti, soprattutto in titoli come Clash Royale e Brawl Stars. A quel punto, grazie anche alla solidità raggiunta nel tempo con i nostri partner, abbiamo deciso di intraprendere un nuovo percorso su un titolo diverso e con una target audience differente”.
Perché proprio League of Legends
Quando si parla di esports, ignorare League of Legends è quasi impossibile. Il titolo di Riot Games rappresenta uno dei pilastri dell’ecosistema competitivo globale. “Ancora prima di fondare Hmble, il circuito di League of Legends era uno dei più interessanti da osservare”, racconta Daneo. “Anche se all’inizio era un investimento difficile da affrontare”. La scelta di entrare nel 2026 non è stata improvvisata. L’organizzazione aveva già valutato più volte la possibilità negli anni precedenti, ma ha preferito aspettare il momento giusto, anche se la situazione attuale a livello europeo, soprattutto per il Tier 2, non è delle più rosee. “Non pensavamo di avere il tempo necessario per costruire il progetto nel modo in cui volevamo farlo. Così abbiamo deciso di rimandare”.
Nel frattempo è stato fatto un primo test competitivo nella scena nazionale, quello degli aNc Legends, utile per capire meglio dinamiche e potenzialità del circuito. Ma l’obiettivo di Hmble non è limitato alla scena italiana. “Se iniziamo qualcosa è per cercare di cambiare un po’ le regole”, spiega Daneo. “L’Italia è il primo tassello, ma non è l’obiettivo finale. La nostra visione è chiara: vogliamo costruire un progetto competitivo capace di crescere fino ai livelli internazionali. Anche perché League of Legends offre nuove opportunità globali, come la partecipazione a eventi di grande visibilità come la Esports World Cup”, a cui adesso è possibile qualificarsi passando dall’Emea Masters, torneo che gli Hmble inizieranno oggi 9 marzo. “Vogliamo portare l’Italia all’estero anche su questo titolo, come siamo riusciti a fare con Brawl Stars”.

Il modello Hmble: pro player e creator insieme
Uno degli elementi centrali del progetto è il format già testato con successo nei titoli mobile: unire professionisti e creator in un unico ecosistema. “L’idea è avere hardcore players supportati da ambassador che raccontano il progetto”, spiega Daneo. “È lo stesso modello che abbiamo utilizzato su Brawl Stars e che ha funzionato molto bene. Questo approccio ci permette di lavorare contemporaneamente su due livelli: performance competitiva e coinvolgimento della community. In una prima fase il progetto era stato pensato in modo più orientato alla community, ma quella non era la destinazione finale. Il nostro obiettivo è sempre stato questo progetto qui che oggi avete visto vincere”.
Dietro al debutto competitivo c’è stato un lavoro lungo e metodico. La costruzione del roster è iniziata già nella seconda metà del 2025. “Abbiamo iniziato a contattare i giocatori molto tempo prima”, racconta Daneo. “Alcuni erano ancora sotto contratto, quindi dovevamo aspettare la fine della stagione per poter mettere tutto nero su bianco ma le idee sono nate ben prima”. L’idea degli Hmble è di mantenere un forte nucleo italiano, affiancato da alcuni import che possano aiutare la squadra a competere a livello europeo. Ma oltre al talento individuale, c’è un aspetto che Daneo considera fondamentale: il lato umano. “I ragazzi si sono trovati molto bene insieme. Questo è un fattore fondamentale per il successo di un team e di come noi intendiamo applicarci all’esports”.
Il banco di prova europeo
Il prossimo grande test sarà la scena europea delle ERL e degli EMEA Masters. Un salto competitivo importante per una squadra appena costruita che il 9 marzo affronta nel primo match i Solary campioni di Francia. Daneo non nasconde l’ambizione: “Quando si parla con sponsor e brand bisogna puntare al massimo. Nella nostra testa vinceremo l’Emea Masters. Ma allo stesso tempo sappiamo di dover mantenere un approccio realistico. Il progetto è nuovo e la squadra ha avuto poco tempo per prepararsi insieme. Considerate che abbiamo fatto il primo bootcamp con tutti i giocatori insieme dal vivo solo poche settimane fa. In Europa sarà tutto diverso”. Guardando al futuro, Hmble ha un sogno chiaro: entrare nel programma di partnership di Riot Games, che permette alle organizzazioni di monetizzare attraverso contenuti in-game e revenue sharing, come già avviene su Brawl Stars, Valorant e altri titoli. “Sarebbe un sogno far parte di un programma del genere”, ammette Daneo. “Ma per meritarlo dobbiamo prima dimostrare il nostro valore”.
Sul fronte nazionale, il rapporto con PG Esports resta molto stretto. Hmble ha lavorato con il tournament organizer in diversi titoli nel corso degli anni. “Con PG ci troviamo molto bene a lavorare”, spiega. “A volte abbiamo preso strade diverse per scelte strategiche, ma l’obiettivo è sempre lo stesso”. Ovvero? “Il punto centrale è uno solo: far crescere di nuovo l’ecosistema italiano. Se non c’è pubblico non esistono tornei, organizzazioni, fan o sponsor. Per questo servono eventi dal vivo, coinvolgimento della community e collaborazione tra tutti gli attori della scena”. La sfida è ambiziosa, ma Hmble sembra pronta a provarci: “Abbiamo talenti italiani che hanno fatto bene anche all’estero. Dobbiamo tutti contribuire a creare un ecosistema sostenibile”.