Nintendo contro la Casa Bianca: sul tavolo dazi e Pokopia

Francesco "Deugemo" Lombardo
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Pokémon Pokopia casa bianca

Il lancio di Pokopia, il nuovo titolo Nintendo che ha come protagonisti i Pokémon, ha rapidamente generato un’ondata di meme online, coinvolgendo fan, creatori di contenuti e persino istituzioni governative. Tuttavia, l’utilizzo del logo del gioco da parte della Casa Bianca ha spinto Nintendo e The Pokémon Company a intervenire pubblicamente. Negli ultimi mesi non è però l’unico motivo di risentimento dell’azienda nipponica nei confronti dell’amministrazione Trump, già rea di aver messo dazi eccessivi.

Che cosa è successo con Pokopia

Dopo l’uscita del gioco, numerosi utenti hanno iniziato a creare grafiche personalizzate utilizzando il font e lo stile visivo di Pokopia, condividendo messaggi e immagini celebrative sui social media. Un trend che si è diffuso sui social diventando rapidamente virale e raggiungendo anche l’account ufficiale della Casa Bianca su X. Nel post, la Casa Bianca ha pubblicato un’immagine con il logo di Pokopia accompagnato dallo slogan “Make America Great Again” e dalla didascalia “MAGA”. Il contenuto ha superato le 20 milioni di visualizzazioni, attirando rapidamente l’attenzione della comunità online e dell’industria videoludica.

In risposta alla crescente diffusione del post, The Pokémon Company ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, riportata dal Time. La portavoce Sravanthi Dev ha spiegato: “Siamo a conoscenza di recenti contenuti sui social che includono immagini associate al nostro marchio. Non siamo stati coinvolti nella loro creazione o distribuzione e non è stata concessa alcuna autorizzazione per l’uso della nostra proprietà intellettuale.” La società ha inoltre sottolineato che la propria missione è “unire le persone in tutto il mondo” e che il brand non è affiliato ad alcuna agenda o posizione politica. Non si tratta della prima volta che il franchise Pokémon viene coinvolto in controversie legate alla comunicazione istituzionale. Nel settembre 2025, il Department of Homeland Security aveva pubblicato un video di arresti effettuati dagli agenti della polizia anti-immigrazione ICE accompagnato da clip dei Pokémon e dallo slogan “Gotta catch ’em all”.

Nel frattempo Nintendo fa causa al governo USA

Parallelamente alla polemica sui social, Nintendo è impegnata anche in una battaglia legale contro il governo statunitense. Nintendo of America ha infatti presentato una causa presso la U.S. Court of International Trade per ottenere il rimborso dei dazi pagati sulle importazioni durante l’amministrazione  del presidente Donald Trump. La denuncia, depositata il 6 marzo, sostiene che i dazi siano stati imposti illegalmente attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente stabilito non poter essere utilizzata per applicare tariffe commerciali.

La causa di Nintendo segue infatti la decisione della Corte Suprema del 20 febbraio 2026 nel caso Learning Resources, Inc. v. Trump, che ha confermato le sentenze dei tribunali inferiori stabilendo che i dazi imposti tramite IEEPA eccedessero l’autorità presidenziale. Il giudice Richard Eaton ha dichiarato che “tutti gli importatori registrati” hanno diritto a beneficiare della decisione della Corte Suprema e che il tribunale esaminerà le richieste di rimborso relative ai dazi imposti attraverso l’IEEPA. 

L’impatto dei dazi sul lancio di Nintendo Switch 2

Secondo Nintendo, le misure commerciali avevano colpito importazioni provenienti da “un’ampia gamma di paesi”, generando oltre 200 miliardi di dollari di dazi complessivi per le aziende coinvolte. Poiché la società importa console e accessori prodotti all’estero, sostiene di essere stata direttamente danneggiata dal pagamento di tali tariffe.  Per Nintendo, il periodo di applicazione dei dazi ha coinciso con la preparazione del lancio di Nintendo Switch 2

L’azienda aveva infatti ritardato l’apertura dei preordini negli Stati Uniti per valutare l’impatto economico delle tariffe e ha successivamente aumentato il prezzo di diversi accessori. Nintendo non è l’unica realtà a contestare legalmente queste misure: oltre 1.000 aziende e circa una ventina di stati americani hanno presentato cause simili chiedendo il rimborso dei dazi imposti sotto la stessa base legale. Se il tribunale dovesse accogliere le richieste, le decisioni potrebbero avere conseguenze significative per numerose aziende tecnologiche che hanno dovuto affrontare costi aggiuntivi sulle importazioni negli ultimi anni.

Francesco "Deugemo" Lombardo

Esports Reporter
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Dal 2014 racconto il mondo degli esports attraverso personaggi, eventi e tornei con una visuale a 360 gradi. Editor, reporter, speaker a eventi e conferenze, giurato agli Italian Esports Awards, content creator su Twitch e Youtube.
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