Nelle ultime ore ha destato parecchio scalpore la decisione di Riot Games di scegliere la Riot Arena di San Paolo, in Brasile, come sede del First Stand. Si tratta del primo evento internazionale della stagione competitiva di League of Legends che mette di fronte le squadre di tutte e sei le regioni. Il problema, riscontrato da molti, è la capienza dell’arena: appena 140 posti, decisamente pochi per un torneo di questa portata a livello globale, soprattutto in un contesto come quello brasiliano sempre attento agli eventi esports. La risposta di Riot Games è arrivata ma non è per nulla rincuorante.
Il confronto con le altre sedi
L’annuncio ufficiale di Riot Games sui dettagli del First Stand ha confermato che l’evento si terrà dal 16 al 22 marzo alla Riot Arena di San Paolo, la stessa utilizzata quotidianamente per il campionato brasiliano CBLOL di League of Legends. Non è la prima volta che uno studio più piccolo, solitamente usato per le competizioni continentali, venga messo a disposizione degli eventi internazionali: è successo con il vecchio studio LEC di Berlino, da circa 200 posti, così come con lo studio dell’LCK proprio un anno fa con l’edizione 2025 del First Stand. In quel caso, però, l’LCK Arena contava (e conta tutt’oggi) 450 posti a sedere.
La scelta di proporre un’arena proprietaria non è ovviamente negativa in partenza, anzi: permette a Riot Games di sfruttare un luogo già adatto e progettato per ospitare un evento come questo, senza dover necessariamente creare tutto da zero. La vera problematica sono i 140 posti, in particolare in un paese come il Brasile che ha sempre sostenuto con forza gli eventi esports disputati sul proprio territorio. Se a questo aggiungiamo che un evento internazionale di League of Legends mancava dal Brasile, e in generale dal Sud America, addirittura da nove anni (ultima volta l’MSI 2017), in molti hanno storto ancora di più il naso.
La risposta di Riot Games
È anche doveroso sottolineare che negli ultimi anni i tifosi brasiliani si sono per così dire “macchiati” di alcuni comportamenti non proprio limpidi, in particolare su Counter-Strike 2. È capitato più di una volta che il pubblico presenziasse quasi esclusivamente alle partite in cui fossero presenti squadre brasiliane, snobbando qualsiasi altro incontro. Questi eventi passati, ci chiediamo, possono aver influenzato la scelta di Riot Games di mantenersi bassa con i numeri proprio per evitare di far giocare i giocatori in un’arena di fatto vuota? Perché un team brasiliano c’è, i LOUD, ma non hanno di certo la forza competitiva per andare molto avanti nel torneo.
La risposta di Riot Games, affidata al Global Head of League of Legends Esports Chris Greeley via Maisesports, parla in realtà di tutt’altro e riguarda il futuro stesso della competizione introdotta appena un anno fa: “Il feedback che abbiamo ricevuto è corretto e lo prendiamo molto sul serio. Allo stesso tempo, uno degli obiettivi alla base dell’organizzazione del First Stand nei nostri studi è la flessibilità. Questo studio ci permette di sperimentare con il formato, la programmazione e i tempi in modi che semplicemente non sarebbero possibili con eventi più grandi che richiedono lunghi tempi di preparazione e decisioni anticipate. Questa flessibilità è intenzionale e ci dà lo spazio per testare, imparare e perfezionare mentre sviluppiamo il First Stand. Dopo l’evento di quest’anno, esamineremo attentamente come è strutturato il First Stand e quale ruolo dovrebbe svolgere nel calendario internazionale”.