Una causa legale contro Valve, sviluppatore e distributore di videogiochi come Counter-Strike, è stata autorizzata a proseguire nel Regno Unito.
La società, proprietaria di Steam, è accusata di applicare commissioni eccessive sulle vendite dei giochi, penalizzando editori e consumatori.
La denuncia riguarda ben 14 milioni di utenti britannici che, dal 2018, hanno acquistato titoli o contenuti aggiuntivi tramite Steam o piattaforme collegate. Il risarcimento richiesto supera 656 milioni di sterline, circa 898 milioni di dollari.
Limitazioni alla concorrenza: l’accusa rivolta a Valve
A promuovere l’azione è Vicki Shotbolt, attivista per la tutela dei minori. Secondo la denuncia, Valve avrebbe imposto vincoli contrattuali che impedirebbero agli editori di vendere i propri giochi a prezzi inferiori o in anticipo su piattaforme concorrenti. Inoltre, una volta acquistato un titolo su Steam, i giocatori sarebbero costretti a comprare aggiornamenti e contenuti aggiuntivi solo attraverso la piattaforma, restando così bloccati nell’ecosistema di Valve.
Commissioni fino al 30% e precedenti legali
Gli avvocati di Shotbolt sostengono che questo sistema consenta a Valve di applicare commissioni ingiustamente elevate fino al 30% sui ricavi degli editori. Non si tratta di un caso isolato: già nel 2024 Wolfire Studios e Dark Catt Studios avevano contestato la stessa percentuale trattenuta da Steam, con la causa poi trasformata in class action. Sempre nel 2024, un’altra azione collettiva aveva accusato Valve di soffocare la concorrenza, impedendo agli editori di proporre sconti o condizioni più vantaggiose su piattaforme rivali.