Riot Games ed Epic minaccia per la sicurezza USA

Francesco "Deugemo" Lombardo
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Indice
  1. Riot Games, Epic Games e altre partecipazioni sotto esame
  2. La collaborazione con l’esercito cinese
  3. Non solo USA: anche l’Europa sull’attenti
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Secondo un report del Financial Times, ripreso da Reuters, il Governo degli Stati Uniti starebbe esaminando la possibilità di considerare le partecipazioni del colosso cinese Tencent in aziende videoludiche occidentali come un potenziale rischio per la sicurezza nazionale. Fonti vicine al dossier indicano che l’amministrazione starebbe discutendo se consentire a Tencent di mantenere le proprie quote in società con sede negli Stati Uniti, in modo molto simile a quanto accaduto con Tik Tok, in quel caso posseduta da Bytedance. Una riunione prevista per il 4 marzo 2026 sarebbe stata rinviata, ma il tema rimane sul tavolo politico in vista di un incontro programmato per aprile tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

Riot Games, Epic Games e altre partecipazioni sotto esame

Il caso era in realtà nato già un anno fa, a inizio 2025, proprio in occasione del Tik Tok Ban. A riportarlo era stata la BBC, raccontando come Tencent avesse numerose partecipazioni in aziende statunitensi e potesse rientrare per questo motivo tra i futuri destinatari delle attenzioni dell’amministrazione Trump. Per chi non ne fosse a conoscenza, Tencent è un vero e proprio colosso tecnologico, e non solo, a livello globale. I suoi servizi includono social network, intrattenimento, musica, commercio elettronico, videogiochi, sistemi di pagamento e servizi FinTech, smartphone, e soluzioni di intelligenza artificiale. 

Oltre a detenere quote rilevanti di società come Tesla, Snapchat e Spotify, Tencent ha anche una sua sezione dedicata al gaming, sia come publisher che come sviluppatore con ben cinque gruppi di studio interni, TiMi Studio Group, Lightspeed Studios, Aurora Studio Group, Morefun Studio e Next Studio. Oltre a quote in vari colossi come SuperCell, creatrice di Brawl Stars, Clash Royale e altri, o Epic Games, Ubisoft e in precedenza anche Blizzard prima dell’acquisizione di Microsoft. Tencent detiene anche il 100% di Riot Games, forse il publisher più conosciuto nel settore esports che con League of Legends ha cambiato e ridefinito gli standard della scena competitiva. 

La collaborazione con l’esercito cinese

La problematica, come aveva riportato Peter Hoskins sulla BBC, riguardava la decisione degli Stati Uniti di inizio anno scorso di inserire diverse aziende cinesi tecnologiche a una lista che le pone come collaboratrici con l’esercito cinese. La lista, chiamata 1260H e aggiornata annualmente, servirebbe semplicemente per avvisare le aziende statunitensi del rischio di fare affari con determinate entità cinesi. Anche se non si traduce in un ban immediato, di fatto serve a mettere pressione sul dipartimento di stato americano per porre sanzioni verso le aziende che collaborano con la Cina.

La notizia all’epoca aveva provocato un crollo del 7% delle azioni di Tencent alla borsa di Hong Kong. Non poco se si considera che nel 2020, secondo il report del Wall Street Journal, Tencent ha registrato ricavi per 22 miliardi di dollari dal mercato mobile e 7 miliardi da quello per Pc. Il conglomerato cinese possiede inoltre una quota (di minoranza) del 28% in Epic Games, casa di Fortnite, e il 38% dello sviluppatore mobile Pocket Gems, noto per Episode. Tra gli altri investimenti statunitensi figurano anche partecipazioni in Discord e Roblox Corporation.

Non solo USA: anche l’Europa sull’attenti

Il report segnala che le preoccupazioni non riguarderebbero esclusivamente società americane. Tencent detiene, come anticipato, una quota di maggioranza in Supercell, sviluppatore di Clash of Clans, e una partecipazione del 14% in Remedy Entertainment, studio noto per Alan Wake e Control. Anche queste operazioni sarebbero state menzionate nel contesto delle valutazioni strategiche. La questione si inserisce quindi in un quadro più ampio di tensioni economiche e tecnologiche tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni Washington ha rafforzato il controllo sugli investimenti esteri in settori ritenuti critici, includendo tecnologia, infrastrutture digitali e piattaforme con ampia base utenti.

Parallelamente, l’amministrazione Trump è stata collegata a operazioni finanziarie rilevanti nel settore videoludico, tra cui l’acquisizione privata di Electronic Arts da parte di un consorzio che includerebbe il fondo sovrano saudita, Silver Lake e Affinity Partners, società fondata dal consigliere e genero presidenziale Jared Kushner. Al momento non è stata presa alcuna decisione ufficiale, e Tencent non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito. Tuttavia, l’eventuale imposizione di disinvestimenti avrebbe un impatto significativo sull’ecosistema globale del gaming, considerando il peso strategico delle società coinvolte e la capillarità degli investimenti del gruppo cinese.

Francesco "Deugemo" Lombardo

Esports Reporter
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Dal 2014 racconto il mondo degli esports attraverso personaggi, eventi e tornei con una visuale a 360 gradi. Editor, reporter, speaker a eventi e conferenze, giurato agli Italian Esports Awards, content creator su Twitch e Youtube.
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