Resident Evil Requiem: la recensione di un nuovo caposaldo del franchise (quasi) perfetto

Riccardo Lichene
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Indice
  1. Due protagonisti per due giochi diversi
  2. Per tutti e per pochi
  3. Il verdetto
Resident Evil Requiem recensione

Resident Evil Requiem sarà ricordato come un capitolo di culto del franchise anche perché Capcom ha inserito al suo interno praticamente ogni elemento che ha reso grande questa serie di videogiochi. Ci sono l’horror, il gore, lo splatter, l’azione, il mistero, la corruzione e quello stile esuberante al limite del cringe che non poteva mancare in un capitolo destinato a farsi ricordare.

Il gioco non è perfetto perché in alcuni punti il gameplay si trasforma in una lista della spesa più che in una missione per salvarsi la pelle, ma per ciascun tempo morto o sezione banale, Capcom ricompensa con cinque o sei momenti memorabili per tensione, azione o straordinaria arroganza. Per i fan di Resident Evil, Requiem è semplicemente imperdibile; per chi non si è mai avvicinato al franchise, invece, quest’epopea zombie potrebbe essere un buon punto di partenza, a patto di apprezzare il genere horror in tutte le sue sfaccettature.

Due protagonisti per due giochi diversi

Il punto di maggior forza di Resident Evil Requiem sono i due protagonisti, Grace Ashford e Leon Kennedy, i cui livelli sembrano far parte di due giochi diversi. Grace è il personaggio principale di un survival horror dove i proiettili sono pochi, anche il più striminzito degli zombie è letale e la tensione è alle stelle. Leon, con il suo arsenale di armi, è l’eroe di un action horror in cui si spappolano teste e ci si scatena con la motosega.

Resident Evil Requiem recensione

Dove Capcom poteva fare un po’ meglio è nel posizionamento (a livello strutturale) di ciascun livello perché nella prima metà del gioco Leon si vede di rado e per poco tempo e lo stesso avviene per Grace nella seconda metà, quando l’azione si sposta a Raccoon City. C’è stato un punto in cui, nella prima metà del gioco (che si finisce in circa 8/9 ore a seconda della difficoltà), la noia per la ripetitività di alcuni enigmi e scenari di combattimento con Grace ha quasi preso il sopravvento, ma ecco che è arrivata una sezione con Leon e una sovrabbondanza di proiettili e nemici da spappolare.

Ciascun personaggio, poi, ha una progressione che si rifà al genere di horror che rappresenta: Grace ha un sistema di crafting basato sulle ricette e sul sangue degli infetti mentre Leon ha una sorpresa molto interessante in serbo per completisti e appassionati una volta arrivato a Raccoon City. Ciascuno dei macro-scenari ha una serie di novità e meccaniche uniche anche se, dobbiamo dirlo, dopo qualche ora iniziano a ripetersi alcune dinamiche non solo già viste poco tempo prima, ma talmente classiche per il genere da far sospettare una mancanza di inventiva.

Resident Evil Requiem recensione

Infatti, in un paio di momenti, è come se Resident Evil Requiem volesse stancare o frustrare chi gioca a sufficienza da massimizzare alcune delle rivelazioni più memorabili e scioccanti. Sia con Leon sia con Grace abbiamo toccato picchi di puro intrattenimento action/survival horror e valli di game design formulaico e criminalmente ripetitivo. Come abbiamo già detto, comunque, i momenti migliori sono numericamente maggiori di quelli peggiori, e le vette di arroganza e tensione sono una ricompensa più che sufficiente per i momenti morti o ripetitivi.

Per tutti e per pochi

Saranno in pochi a cogliere l’oceano di riferimenti ai giochi passati dentro Resident Evil Requiem, ma tutti gli appassionati di horror vivranno in quest’avventura cinematica momenti di profonda soddisfazione. La storia, di cui non diremo assolutamente nulla per evitare spoiler, raccoglie il testimone lasciato da almeno quattro capitoli precedenti e ruota attorno al misterioso Elpis, una parola che sentirete spesso e che vi lascerà a bocca aperta nel finale.

Resident Evil Requiem recensione

Chi arriva a giocare Requiem completamente digiuno del mondo di Resident Evil potrebbe faticare per le prime due o tre ore, perché le azioni dei protagonisti hanno un velo di mistero un po’ troppo spesso. Noi non possiamo che incoraggiarvi a fidarvi dello stile narrativo di Capcom.

Una nota per i giocatori più al passo con i nuovi modi di raccontare le storie nei videogiochi: a livello narrativo sia Grace sia Leon sono prepotentemente ancorati a stereotipi narrativi del genere horror che potrebbero darvi fastidio. Questi stereotipi, purtroppo, persistono anche perché funzionano: la fragilità di Grace rende ancora più pericolosi e pieni di tensione i momenti in cui bisogna evitare un gigantesco mostro che non si può sconfiggere, mentre l’aria da duro (con tanto di dad joke) di Leon rende ancora più epiche le sequenze di azione, riportando chi gioca ai primi anni 2000 o agli anni ’80 (a seconda delle dimensioni dell’esplosione).

Resident Evil Requiem recensione

Alla lunga entrambe queste sovrastrutture potrebbero dare fastidio, ma sul finale un momento molto importante permette un’evoluzione e una presa di coscienza da parte di entrambi che ci ha lasciato soddisfatti, perché dimostra che Capcom non è ancorata sul fattore nostalgia e sa come portare nel presente (con una calma tipicamente giapponese) una serie che nel 2026 compie 30 anni.

Il verdetto

Resident Evil Requiem è imprescindibile per ogni fan della saga, che ritroverà in questo capitolo un ‘best of’ di quello che ha reso grandi i giochi del passato e persino qualcosa di nuovo. Le sezioni da horror psicologico/survival con Grace fanno davvero paura e tengono molto alta la tensione. I momenti action con Leon sono una gioia piena di splatter per i fan e hanno una relativa profondità tattica. La storia parte lenta ma è imbevuta di riferimenti e il finale vi lascerà soddisfatti.

Resident Evil Requiem recensione

Se siete amanti dell’horror e non vi siete mai avvicinati alla saga di Resident Evil, Requiem è un buon punto di ingresso, ma dovrete accettare non pochi momenti in cui non capirete le implicazioni di quello che è appena successo fin quasi all’ultimo atto del gioco. Fatti i conti con i momenti morti e qualche sezione un po’ troppo uguale a sé stessa, però, Resident Evil Requiem sa intrattenere, divertire, spaventare e regalare emozioni forti: tutto quello che potevamo chiedere a un capitolo così importante per questa saga.

Riccardo Lichene

Giornalista esportivo e critico videoludico, Riccardo Lichene è cresciuto a pane e Ovewatch e ha iniziato la sua carriera nel giornalismo esportivo parlando della Overwatch League per poi aprirsi al resto dei titoli Blizzard, al mondo di Counter-Strike e alla FGC. Ora è caporedattore di Esportsinsider Italia.
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